Alla Locanda di Cadì a Cipampini arrivano ospiti che portano con sé storie lontane, a volte difficili, a volte sorprendenti. Storie che non si annunciano, ma che si rivelano all’improvviso, mentre si serve una cena o si scambia una parola gentile.
È successo così anche questa volta.
Due giorni di quiete, di buon cibo, di conversazioni leggere. Poi, quasi senza volerlo, la guerra è entrata nella stanza. Non come notizia, ma come memoria: quella dei disegni che anni fa i miei alunni avevano preparato per i soldati italiani in missione di pace in Libano. Ricordo ancora quei militari seduti a tavola, pronti a partire, e la loro richiesta semplice e commovente: poter portare con sé uno di quei disegni. Una foto, un sorriso, un grazie da consegnare a un bambino. Un gesto piccolo, ma pieno di umanità.
Quando ho raccontato questo episodio, il mio ospite mi ha ascoltato in silenzio. Poi mi ha chiesto: “Sono tornati?” Ho risposto che non lo sapevo.
È stato allora che si è presentato: “Sono l’ambasciatore olandese in Ucraina. Vivo a Kiev. Ogni sei mesi ho quindici giorni di vacanza da trascorrere con la mia famiglia. E sono venuto qui per godere del buon cibo e del silenzio.”
In quel momento, Cipampini è diventata un ponte tra mondi lontani: tra la guerra e la pace, tra il rumore e il silenzio, tra Kiev e le Madonie.
La mattina della partenza, sua moglie Eloide ha detto una frase che merita di essere condivisa: “È vero che chi ha il potere vuole la guerra, ma le persone che vogliono la pace sono molte di più. E dobbiamo continuare a seminarla.”
Un messaggio semplice, forte, necessario.
Hanno lasciato una dedica che si chiudeva con un augurio che oggi custodiamo con rispetto: “Viva l’Ucraina!”
E noi, qui, nel cuore delle Madonie, continuiamo a credere che la pace si costruisce così: un incontro alla volta, una parola alla volta, un gesto alla volta.

